Immagini e testi copyright by Ezio Martelletto, 1999-2026.
Le vicende e le emozioni qui espresse riflettono l'esperienza personale e la visione soggettiva dell'autore. Sebbene ispirati a eventi e persone reali, i testi sono stati rielaborati per fini artistici e letterari. Nomi e dettagli sono stati alterati per proteggere la riservatezza di terzi.
L'ISOLA DURANTE IL DUBBIO
Questa potenza
in sincrono a morire
e nascere,
l'infinitesimo all'atto
ellisse
sta appena un poco
prima di volare.
STRADE BIANCHE (ancora ti amo, Lavarone)
Il ricordo ed il freddo
la casa e il bosco dietro,
andavamo ogni sera di sabato
sulle orme incapaci e pesanti
si guardava la tivù e si tornava
come in braccio a piogge di stelle.
Una stanza ed un letto
un soggiorno deserto, il fuoco spento
un mobile usato -
- mi rovisto il naso e poi scrivo con dubbio
la data di quella strada,
sopra la polvere, con inchiostro
che non va via.
Fin sulle scale salgono
tremule
ed aspre
le voci
- lacrime sottili - quasi pensieri
impietosi, ma esuli,
m' invitano a restare
avvolto nel buio
clandestino /
ad ascoltare Frammenti
di parole, fiati - momenti.
Un volto e una sciarpa:
io che aspetto e temo e poi sto zitto zitto,
alcuni giocano a pallone ed altri
{sotto un cielo di futuro)
stanno a guardare quell’ infanzia;
certi passano e certi se ne vanno insieme
ma nessuno sa quale //
// quanto sia lunga questa di strada
e dove il vento più insista, per poi tacere.

il torrione asburgico guarda giù
il lago freddo
il passo incerto, il lago mi sorride
pare inseguirmi con il suo scintillio
i pescatori gettano di nuovo l’esca
tentano la sorte
sotto il pelo dell’acqua
solitari, sacri
immobili con me
insieme riflessi nel cielo
sopra, il vento stormisce le sue fronde sottili;
infilandosi come un ladro
avvolto dal mistero
tra le betulle che già si sono assopite
nel tramonto
io posso sentire una quiete
che è un preludio,
i pescatori si ripongono nel buio
così che anche il lago possa spegnersi
come d’ incanto

CHIAREZZE
alla lunga
è con te che discuto di me
da stupida bianchezza avvolto:
per i tuoi dentini
da latte, non più innocenti tuttavia,
trapassa tutto quanto il mio silenzio,
se tu l'avessi detto infine
(e lo facesti infatti)
sarei come svenuto dentro,
per trovarci poi fuori
lucidi come due perle.

quartetti di monache
sotto un’ improvvisa pioggia,
come chicchi di riso
ed allegria
che giocano ai fantasmi
sotto una pioggia imprevista,
scintillando
da un’ isola all’altra
ricami
d’insolita fragranza,
fanno cenni al vento,
ma io
non ho che ricordi
conficcati nel cuore

ULTIMA
ti affretti ad abbandonarmi
piaga rimasta secca
luce di velluto e polvere.
secoli urgenti
aspettano in silenzio,
ti trascorra nel tuo piegarti
come goccia di candela,
piano si sciolga il mistero,
occhi ciechi per vedere / grate anonime
di confessionali:
guardi il mio passato, incorniciato,
finché la cera dei giorni
non ti ricopra
di nebbie
il sorriso mai veduto

Mi hai mostrato le spalle, giorno del futuro
e ti ho saputo aspettare
con fedele bugia.
Ormai vorrei sapere come puoi,
sincera speranza nascosta dai balconi
di rinnovate tenerezze:
questo mi dicesti,
(ho creduto all’amicizia
che ci moriva addosso)
e non so più descrivere, mai più
perché era troppo per chiunque
da non averne paura, e contenerlo
come per
proteggerlo.
A pugni chiusi.
Senza saperne nulla...

Ripetimi ancora se ci potrebbe
stare un’altra intimità
in tanto calore,
in tanto vibrare, così da avere mani
per toccare
cosi da possedere
le voci della pioggia,
la sinfonia di un'ultima notte.
Stavo a ripetermi la sua calda ignoranza
il suo tepore anestetico
come fosse piacevole
tra le sue dita,
invisibile fiore notturno.
Il temporale mi scuoteva
ed io ero linfa
fusto sbattuto dalla tempesta,
come un gabbiano osservavo i miei simili
ed ogni diversità
sino a farmene una breve ragione di vita.
C'era del calore straordinario
in quelle parole
sbocciate come grazie solari,
come angeli di silice
criniere di vento
illanguidite dal soffio,
dal timbro monocorde
di una mattina, scivolata per luce
su di una terra pietrificata,
sull’intimità invisibile
della foschia.

NUOVE COSE
L’eco vergine
di una stanza vuota
di una nuova casa tutta nostra.
Un mattino di Settembre
aspettando
il luccicare della sera
- un vestito nuovo
ed un'isola d'indipendenza -
per ancora un altro mattino di Settembre
per me
per te

MEMORIA
Trepidavo.
Feci un sogno
premonitore. Canzonatore.
Ti ho veduta scendere dall’auto lisa
dal fango dei chilometri.
Ho aspettato a lungo.
Il mio pettine serrava le lacrime bionde,
la mia proiezione giungeva
da dove il sole tramonta.
Mi chiesi che senso avesse aspettare
dopo avere insegnato cose
mai e mai sapute. Attesi.
Dicesti una parola leggera
come una nuvola,
un’altra fendente
più bruciante
come un occhio spaccato
più di tutto l' inferno,
mi salutasti - in silenzio.
Aspettai trepidando.
Diamanti per occhi
fiori nei capelli,
sto indugiando, il tuo camminare
vederti ancheggiare, dondolare come un giocattolo.
Te ne andasti
dal mio sogno
dal mio cuore, forse angosciata
disperata chissà,
eppure non mi destai dal torpore
improvviso
del tuo rimpianto.

venni al tuo capezzale
ci scambiammo i trascorsi disastri
l’ isola disfaceva confini e cortili.
Bianchezza ingenua di adolescente
vagabondai nel grembo di una chiesa
i miei umori notturni,
nascosto
dietro la mia nuca
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