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Immagini e testi copyright by Ezio Martelletto, 1999-2026.

Le vicende e le emozioni qui espresse riflettono l'esperienza personale e la visione soggettiva dell'autore. Sebbene ispirati a eventi e persone reali, i testi sono stati rielaborati per fini artistici e letterari. Nomi e dettagli sono stati alterati per proteggere la riservatezza di terzi.

LUCE NERA


La scelta
fa parte della forza,
del minore
sarà il destino.









Appartamento chiuso. Bloccato. Sigillato.

Stracolmo di gente.

Dolorante. Il mio turno

senza numero, né tappa.

Allo sbaraglio. Locomotiva senza fermate.

Io senza macchinista

strisciando contro una colonna

sorda

fredda, martellata dalla nottata trascorsa

male, peggio di me.

Lucida. Dolorante. Ricorrente.

Come un pensiero senza idee

l' infermeria era meno che anonima,

anzi, cancerosa, disinfettata solo di odore,

Non ho dormito. Ti ho maledetta.

Inesistente,

nient’affatto come questo delirio

piaga collosa 

da lumaca mentale

tra righe dure di graffi neri.

Perdòno a chi ha supplicato

Invocazioni

E si è visto lasciare

O lasciarsi.

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La mia casa
non ne sono fuori
da una vita
larga mille affetti
senza te
ora ormai vuota
come se fosse
una valigia rosa,

La mia casa.
La mia infanzia.

Anche riempita
d’acqua marina e sole,
ogni pesce l’eviterebbe e basta,
all'ultimo singhiozzo
mi ci serrassi dentro
cuore
anima
corpo
carne
non soffocherei
forse ancòra.
Impotente ad uccidermi.
Impotente a vivere.





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EPOS 2

Ereditassi la mia nascita!
Potrei avere di che rimpiangere il passato,
nel chiaroscuro non avrei distrazioni.

Da quel forcipe incauto
mi potrei rintanare invidiato
o deriso,
assassino nemmeno nato
e restare li, a riflettere
un’ Eternità tutta mia.

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Andai al cinema

il pomeriggio

di un giorno di sole.

A due file,

un vecchio grasso

che rantolava.

Ci misi non poco

a capire.

Mi nascosi nel buio

della mia occulta indigenza

non sapendo

sgomento

quale carità

donare.

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Preparo la doccia

ed intanto un’ inconscia speranza

che i miei guai dilavino

sul fondo, fino allo scolo.

E se il getto mi colpisce una spalla

si fan=no co=sì mi=tra=glia=men=ti di mi=nu=sco=le goc=ce

come alle officine

le saldatrici.

Li osservo

per imparare qualcosa;

li ammiro, non come innanzi ad una cascata

non come fossero  spruzzi

non come mazzi di spighe appena raccolte,

li vedo come autostrade

come corsie vuote e abbandonate

verso giù.

Solo grandi dolori

o grandi gioie (la vita di un uomo

gli è più importante).

Estasi - Rapimenti - Deliri

sono tutte poesie

da non imparare

a memoria.

Tutto il resto è un bambino

d’argilla:

uno sguardo soltanto

che basta ad uccidere un uomo di creta.

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Tu sei un passero d’alito, no, anzi:

un sospiro per avere forza di vita,

la forza che la vita dà.

Prezzo di consulto:

libri, scartafacci e opuscoli di idee matte

libri, soldi ed autori morti da secoli

rabdomando sulle loro mattane

pazzo tra pazzi.

Così al supermarket, manicomio per spendaccioni.

Come i loro superaffollati e deserti parcheggi

sanno di sole vuoto di speranze,

cadaveri riesumati troppo presto.

Io godo del mio dubbio

se lasciarmi lacerare fin nel profondo

e poi morire con un significato

oppure far cose morte

e continuare, metà di un mezzo,

marcio più

di tutte le cose marce

mai vedute.

Intanto vanno e vengono

insieme dentro e fuori

per offrirsi bistecche e pannolini,

come pesci freschi,

pesci freschi

di due settimane

l’un l’altro.

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SENZA PAROLE

Dal barbiere compiangevo quest' uomo:
si lamentava che era caduto il governo //
E della vita gli sfuggivan le voci.
Un giorno
lo incontrai — così
venni a sapere di sua moglie
un cancro
ed un mese di vita.

Così venni a scoprire
che non piangeva sua moglie
ma il governo che era caduto.

Da quel tempo, non ho cercato più di capire
perché sapevo d’essere ormai
senza parole.





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Sonno di terra - tormento a coriandoli.
Ora mi sento
ragnatela di fumo
come ombra sparsa di velo.
Arido
più della pietra;
humus dei boschi d'estate:
mi sento grezzo come cenere
nera.

Come spenta fuliggine,

La sabbia trasforma l’acqua in fango
e la calce acqua in cemento,
il fuoco in vapore
come rugiada che scende
crea arcobaleni,
Ma la cenere no.

Eccomi come cenere
che rifiuta l’acqua, la ripugna, I'offende.
Spargi dell’acqua sulla mia cenere nera
e vedrai le mie vessazioni
levarsi
dal loro sudario
come anime bianche,
come fumi di pire al tramonto.





Immagini e testi copyright by Ezio Martelletto, 1999-2024


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