Immagini e testi copyright by Ezio Martelletto, 1999-2026.
Le vicende e le emozioni qui espresse riflettono l'esperienza personale e la visione soggettiva dell'autore. Sebbene ispirati a eventi e persone reali, i testi sono stati rielaborati per fini artistici e letterari. Nomi e dettagli sono stati alterati per proteggere la riservatezza di terzi.
PAESAGGIO DI MEZZO (Il confine della solitudine)
screpolature
Brixen. Nome di sepolcro.
Francoforte. Disabitata depressione.
Berlino. Paranoia murale,
Brixen screpolata. Grottesca placenta
nel vento freddo, gnomi, osterie,
mistura di offerte speciali slave
come sbiancate dai neon
di obitori:
di una tua fonte il canto mi placa
nel tuo seno, il tuo labirintico smenarsi
da calle veneziana.
bagaglio a mano
Amici veduti dei tempi in prigionia
maschere ancora buone di iattura;
non scendo più a mangiare, piccola stanza;
da fuori mi giustizia, in rovina,
un Gòlgota d’Innocenti arrugginiti.
Castrazione.
Vomito il calore dell’autostrada
come tempo d'’esilio,
La camera è stretta, la camera è vuota
le manca l’aria, soffoca
miserabile
come il getto incoerente dell’acqua
che schizza da tutte le parti.
E vomito ancòra, per respirare meglio
e funziona.
Una pillola.
Acqua.
foll(i)a
I lampioni accesi, unici passanti
mi vagano accanto, senza rispondere
al mio dispettoso evitarli:
più accanto, allo stesso mio ritmo,
più scostati, più lenti:
in fondo alla piazza
un lume fermo mi osserva ubriaco.
Da un'auto una musica.
Sotto i portici
rondinelle a brevi voli
come stelle filanti
tra le volte e il tepore
umile
dei lunghi tubi cremosi.
Se cerco ove non c'è luce
mi trova puzza di piscio vecchio di giorni
dietro colonne di secoli:
cammino dentro me.
Insistente presagio.
Mando giù in fretta
prima che diventi pensiero.
cenacolo
Viuzze, stradine, vialoni, una luce passa.
Lungo Isarco Sinistro
acqua veloce, mi lascio levigare
da ponti e ponti
rammentandone in numero pari,
che strana stanchezza il mio girotondo;
quanti chilometri ho fatto ?
quanto indietro nel tempo ?
sarà il sole, domani; ecco:
Lungo Isarco Destro
qualche voce, una stella bassa, una siepe -
Un bicchiere
con sei cucchiaini
per far cenare il mio corpo
inaridito dai passi
stasera.
ospite
Temo;
la mia riverenza somiglia piuttosto a impotenza.
Me ne vado, fantasia,
- faccio scorrere acqua
in mezzo al silenzio -
mi dà refrigerio
mi dà compagnia.
Posso tossire senza farmi sentire
e affogare nel letto, Brixen.
Brixen, oh morte !
Tomba e lapide in matrimonio.
respiro
Fantastico un poco
per prendere sonno spossato; prigionia,
prigionia, esilio, censura: ti ho ritrovata intatta
cristallina insania !
tant'è che mi è facile pisciarti
nel lavandino, spumeggiante rancori antichi,
Fanciullezza fatale: a vederti dall’alto
potresti sembrarmi una vena forse in cancrena,
una vena varicosa e incerta.
Brixen, larva futura,
potrò mai cambiare opinione ?
potrò mai amarti davvero ?
Bressanone, 27 Luglio 1986.

"DER SCHATTEN EINES TRAUMES"
Ricopri la via dalle calibrate vagine,
il fuoco bianco l’incenserà, odiata, amata
infine la tua stessa rediviva carne
ammuffirà nell’oblio
graffiando il cielo
come una zanna, una lama, uno spino.
Ad ogni orifizio, un codice
da impararsi a memoria come un ingoio
sarà Lui a crescerti dentro il terrore
di usarLo. Ed il fuoco annerirà.
La notte danzerà cupa, inquieta
come una bambola appena impiccata,
e tu sarai là, sarai là a scioglierne il cappio;
laggiù ci vedremo, come ora ti vedo,
C'incontreremo distrutti, ma eroi l’un l’altro;
ai nostri errori presunti
tradurremo preghiere di cautela.
Dell’alba sarà compito riportarci in vita
integri di una doppia integrità.
Del tramonto dividerci ancòra per altri sogni
di altri noi stessi, incredibilmente
più perfetti
di ogni possibile approccio futuro.
Bressanone, 28 Luglio 1986.

EMPATIAE
Un giorno sarà
che ci troveremo qui ancòra
ed io leggerò per te
con questa stessa paura
e noi allora, ancòra
piangeremo insieme
alle poesie
di morte, di volti
che nessuno mai scrisse,
ai pensieri neppure pensati.
Un giorno sarà
che un abbraccio
dividerà
ogni lacrima
delle nostre.
Bressanone, 29 Luglio 1986.

Ti rivedo a cena, e mi stupisco.
Ora che ho risolto di lasciarti
mi irretisci fatale, foriera di dubbi
se restarti invece accanto.
Le tue mura, cerate di secoli,
i monti eterni, sguardi di dei,
persino le tue tazzine ricamate
le tue porcellane blu
mi affascinano,
mi trattengono, si fanno perdonare di qualcosa.
Tre giorni, ti sono dentro da così poco
e tu in me —- ci siamo estranei -—
ci stiamo forse studiando.
Eppure non mancasti
di ferirmi alla prima occasione
e potresti pure essermi sottilmente gelosa:
come per attirare attenzioni
o maggiormente distrarmi;
tu che hai stirato i miei percorsi,
alienato gl’itinerari, creato archetipi
di ogni cosa per ogni cosa, ogni persona.
Al mio carcere
inviso
tutto questo per più d’un ricordo. Ma la tua invidia
non mi farà segno alcuno. Né pensieri mi avranno
anche solo come pensiero, non sarò soggetto
né oggetto delle tue false
spirali.
Tutto questo per nuovi amici
di cui nemmeno so il nome.
Non ti crucciare: la mia dissipazione
è tutta verso di te, nulla sta escluso al presagio,
anche se è piacevole, in questa notte,
lasciare per ultimo
l’ultimo dei tuoi caffè.
Bressanone, 30 Luglio 1986.

Fine di un miraggio.
Ho chiesto alla città
e Montagna ha risposto malevola.
Non mi vuole
e non ci meritiamo.
* * *
Fra le persiane
traluce uno squarcio
di rinchiusa nostalgia,
mi sei stata un chiodo, e un sollievo.
Fra le persiane
un barbaglio di spazio
mi setaccia, come un faro,
mi evoca a torturarmi
oppure espiare la mia quotidiana miseria.
Tra queste serrande
mi sono veduto in parte riflesso,
come tra palpebre
mi sono perduto di più;
ed è questa la prova di me:
l’inganno (solo in parte turbato)
che andavo evitando
o inseguendo.
Bressanone, ultima notte.
Immagini e testi copyright by Ezio Martelletto, 1999-2024
Informativa sulla privacy
Informativa sui cookie
Informativa legale diritti