Immagini e testi copyright by Ezio Martelletto, 1999-2026.
Le vicende e le emozioni qui espresse riflettono l'esperienza personale e la visione soggettiva dell'autore. Sebbene ispirati a eventi e persone reali, i testi sono stati rielaborati per fini artistici e letterari. Nomi e dettagli sono stati alterati per proteggere la riservatezza di terzi.
Prologo (1985)
Non esiste nulla
che sia un problema
senza un dono per te
nelle mani.
Tu cerchi problemi
perché hai bisogno
dei loro doni.
Richard Bach
L'unica certezza è la nascita:
perché ha in sè
la certezza del passato.
Cesare Viviani
QUESTA RACCOLTA
Bruciai la mia ferita
esplodendo fuori nel mattino
agglutinato:
nascosti
nel buio di una chiesa
c'incontrammo
prima di lasciarci
alle spalle il mondo;
senza paura io morirò
coi miei vestiti di troppe estati
(il giornale stazzonato)
(la porta socchiusa)
(l'angolo preferito della casa)
senza paura
il sole chiamerà invano
e nella processione
porteranno la mia ombra
di un'estate.
La differenza
starà di nuovo nell'ultima preghiera.

Come esposizioni itineranti
passano i treni di ghiaccio
e ripassano, ed ancòra.
Con assonnata malinconia
mi sfiorano volti affrescati
da piccole lune di brina
sui vetri appannati.

RICORDI
Follia
Follia; e così per l'eterno che spostò
l'invasore alieno, Fecondatore.
Tu fosti, Inganno /
Altrimenti ancòra stima guadagnerei
per difendermene con deboli paure.
Il pensiero schiudesti come un Fiore in un frutto micidiale
conturbante.
Pensiero ellittico
alla tua eccentrica sfida di vita
alla tua smania perversa del vivere.
Alitai.
Ecco di che stolture facesti dono
e fuggisti per altri sadici regali ancòra;
un reliquiario di speranze in metastasi
scellerate illusioni senza senno. Scherni !
A commemorare la tua voce
sacre celebrazioni, quasi stessi compiendo
circa il tuo volto,
stempero grezzamente il mio
inestinguibile (odio) (amore) (rimpianto)
inestimabile
inestirpabile,
platonica parusia, anacronistica.
A te, unica, forgiare più lieve
di un'effusione di sussurri:
un indusio di sabbia dorata, impalpabile;
e il mio cuore folgorato alla tua miscredenza,
senza attriti.
In tutta franchezza
il paradosso del mio disamore
è una sfera tutta spigoli.

IL "DIAVOLO" DI BRESSON
Ti seguo, ombra dei secoli - delle volte cerulee
di piombo fumo.
Seguo spazi di Pasqua diramata, tornando indietro
su sterco pestato dai calli dimentichi
del freddo del sole
della fame di una parola.
Percorro strali rilucenti figure cosmiche:
le stelle danzanti ad infittire l’anima
di fiamme. Escono dai pettorali illuminati a giorno.
Giorno del Giudizio.
Sento che sta per accadere qualcosa.
"Qualcosa di meraviglioso" |
sospira nel chiaroscuro del dubbio come una voce
fuori campo, e non si può più fermare il tempo:
se venissero angeli a coronarti d’argento
incensato fantasma di verità
diverresti (per qualche singulto d’estasi)
agli occhi della storia e miei.
Serpe che muove pallide strisce di vita,
illuminasti Ande di pietra per sopravvivere,
luce dei secoli
disertato Purgatorio.
Come l’anima si sveglia dopo il corpo,
mi muovo in ritardo ai suoni
luccicanti su pozzanghere:
imparo da solo a distinguere il mio passo da eroe
il mio incedere storpio, barcollando
stralunato come al vento la corda d’impiccagione.
In anticipo sul futuro possibile
dello straripare di fiumi, musiche veloci
quasi incomprensibili, ermetiche al fondo di pozzi
di vuoto, nero su nero.
Le catene del mito
sbrigliano oasi sterminate di pace
nel petto delle catastrofi,
alleanza immensa e tragica degli uomini
con gli dei.
La ripetizione - notte eterna -
a rendersi piacevole all'indefinito:
madri illuse di gloria
ebbre di febbre futura, mal riposta nei figli
loro affidati, credenti al destino.
Molte si sono rivelate le piaghe irredente
tra la folla insoddisfatta
dalle croci d'asfalto,
per vie sussultanti sulle croci di marmo
o nei cimiteri del pianto.
Parole sperdute di sasso che rotola
in voragini a spirale,
senza speranza nel ritorno, se non
il ricordo, che ravviva l'illusione.
Non c'è posto per la chiarezza
non c'è tempo per sacrificare tempo
al demone di redenzione, forse non c'è ragione
per questo
io la chiamo, la invoco speranza
poiché non c'è più margine, né pericolo di cadere
e la sicurezza ci strazia
sino alla soglia del patibolo.
Speranza foriera di sangue
come di Osanna,
quasi esplose nel vento d'Apocalisse.

MICHELA ???
Il foglio bianco, vuoto come una finestra
uno sbadiglio
sul cielo grigio
freddo come i miei piedi
ruvido come le labbra, cotte di vento,
Qualcosa si Muove, citando se stesso
parlandosi addosso, trattasi di cosa vecchia,
di qualche operazione illecita
nel campo minato dei sentimenti:
gioco senza fine
non fa differenza con la realtà.
Sì tratta della mia debolezza.
Guarderò da lontano la tua casa, questa volta;
mi piegherò alle tue venali richieste:
potessi vivere sbiadito
pensieri lontani da te,
potessi parlare al telefono
per raccontargli il mio odio.
Si tratta della mia debolezza.
Cuore aperto d’operazione
lasciato scucito perché c’è stato uno sciopero,
fissa memoria
sguardo fragile, che appesta l’aria
il tuo corpo non c’è più nel mio letto
ch’era vuoto tuttavia.
Sotto una lapide.
Così piangerò i miei rimpianti, seduto,
in assoluto silenzio
tutt’uno stretto alla tua pietra tombale,
Compererò una pistola per esser sparato
o spararti, piazzare IlSegnoDiUnSimbolo
in mezzo ai tuoi occhi. Ormai ne son certo -
- piccola prostituta dalle dita incerottate di carne:
sarò forse un po’ pigro
ma proprio non so fino a che punto
mi farai arrivare
e sudare, per avere il tuo misero amorE
per mirare giusto giusto
(è un istante).
Si tratta certo della mia debolezza.
Laggiù, sconosciuta
che sembri un'indiana,
tra i mattoni rossastri di storia
posso ancora sfuggirti,
sconosciuta senza nome, porgimi la tua mano
costruendo un tramonto di preghiere
senza volto: aiutami ad esser criminale.
Ti sto scrivendo.
Per un attimo
possiamo anche guardarci;
se non ti piacerà te ne andrai
ed io non ti starò addosso
con il mio lamento aritmetico.
Ti sto scrivendo preghiere.
- lettere senza bollo, destinazione -
io,
io che non conosco
nemmeno il tuo nome.

La cornetta del telefono è un ponte
gettato tra il mio orecchio destro e la bocca.
Un ponte che porta la voce dentro il corpo
senza fiaccarla
dentro da dov’era venuta, da un’altra porta
dentro un’altra parte di me
per sentire che effetto produce.
Un ponte deserto.
Sto forse pensando
la mia storia
per qualcuno diverso da me ?
In realtà, le storie d’amore sono le storie migliori
le prime, le ultime
crescono per noi, a volte,
queste una sola volta nella vita
queste da non poter dimenticare
piccoli coltelli ficcati dentro per sempre
mentre nel mondo reale la pioggia ci attarda
ma c’è un gran vento che lampeggia nel cielo
e dietro gli angoli e fin dentro le strade
queste strade che non hanno termine
proseguendo in noi.
Quanto tempo dovrà passare
senza che tu te ne accorga
finché non vedrai la tua faccia un mattino di sole
e capirai che non sei quello di ieri
e capirai che non esistono Avventure
e capirai che una porta
non può stare a lungo socchiusa
e dirai che le storie d’amore
sono le storie migliori
e dimenticherai quasi tutto
per poter fare spazio
e poi scrivere qualche parola
immagino capirai che non erano storie d’amore
se puoi liberartene come di un vecchio vestito
e, a poco a poco, dimenticherai alla fine
di volertene dimenticare veramente.

SPIAGGIA
Fuori. Mi butto nel silenzio
affamato di altrui respiri
una cenere fluttua e mi accascio
istante per istante
sconfitta e sforzo.
Fuori! Dimenticato
e tu, imbroglio castrato di vocazioni, anzi,
vocazione a smarrirti, come una peluria tra i passanti,
pare abbia molto da raccontarti
mentre te ne stai rigirato e fritto nella tua ironia:
ilare scorza, vomitata fuori pure dall'incoscienza,
mi fai sentire un atomo.
Presso te m'invento,
con quei tuoi orgasmi infecondi
e le tue carezze mercenarie, slabbrate come leccate di cani,
sul tuo esempio mi costringo invisibile
e timido, da non raccontarsi.
Anch'io ebbi maestri di volgarità, con che prezzo!
tu comperandomi fingendo soccorso.
Un miraggio non cerca consensi,
soltanto si vede. Falsamente come ogni emozione:
un atomo di un granello di sabbia
nel secchiello di un moccioso non mio
in questa spiaggia
che l'occhio non può contenere.

Io, che fui scabro all’ amore dei cristiani
e dei loro discepoli
io, come un suono che galleggia strano
sto a chiedermi Perché Non Partii.
Sì vede che oggi è alta la media della felicità
nel mondo
così mi ha intrappolato mentre dormivo
ingenuamente.
Osservo ammirato
lo spettacolo di questa città;
dell’amore che mi portò qui di forza
non farmici pensare nemmeno per frenarlo
- che fidanzata incredibile mi diedero -
bella come un cristallo, ma pareva diamante
la sua scorza.
Stette nel taschino interno della giacca
finché il mio cuore non la morse;
ed io con lei eravamo chissàdove da chissàquando /
girando in circolo
restammo brandelli.

NEMICI
- E° come un tempo -—, rise il gabbiano
perché di sguardi potevo bruciare la mia sete
penzolando alla meno peggio attraverso la tua fretta.
Umica abitante - mi desti privazione, né orizzonte:
ripido filo sull’ acme del mio estasiarmi marino, lucido,
etereo come una lacrima, confusa sotto la doccia.
Ti fu donata libertà. Io, unico, me ne infatuai, e te, vidi:
orrido indivisibile per ignari prìncipi
maschera senza rossore alcuno, ad evitare orgasmi di eufemismi;
osceno sarebbe parso tra noi ogni tenerezza di amplesso:
evitandomi, rimasi acconigliato sul tuo seno. Questo bastò.
Perdetti essenza ed assenza in te
/ mi amasti con povertà
regale,
tu profuga
profuga dallo sguardo vacuo.
Una volta, sul precipizio,
ti rivelasti /
respirammo i nostri sospiri notturni.
Ritornare a noi come salme, estati strangolate
senza parole - io rimarrei come un mazzo di fiori;
oppure ti sceglierei anche se assente, labirinto guastato,
per fecondarti di sguardi a distoglierti.
Fragile mèta! Fossi stata miracolatrice come quel mio dio!
regredendo, avrei reso volentieri il mio magistero
e, senza rancore, amica mia
senza rancore
non saremmo divenuti a noi stessi eroi e schiavi
da quando mi catturasti la mia ingenuità:
- orfani d’ infinito -
noi
avremmo omesso due cuori
volendoci bene.

JAMES TAYLOR
Credevi di esserne venuto fuori
ma ci sei più dentro di prima,
ti rileggi di giorno, di notte
ma quello che sei è solo vanità, poesia,
vorresti sorridere ma non ricordi più
com'è che si fa.
Cominciai che era buio, terminai che faceva giorno
cominciai pensando che era formidabile che la vita fosse fatta
così com'era fatta // poi mi diedi da fare,
J.T. prese a cantare dall’ angolo destro del letto
dedicando le sue note alla sua Rudy
ed io non potevo farne a meno -— i lampioni presero fuoco sulla carta.
J.T. intonò Un Altro Grigio Mattino
e allora seppi la giornata che mi attendeva
e questo faceva solo peggio
faceva vomitare solo a pensarci, come un ragno morto
rattrappito nella vasca da bagno vuota
insieme a qualche capello e qualche moneta //
Guardi un altro uomo, lo guardi senz’altro
ma non impari niente di nuovo, e lo sai questo:
chiami un cielo di addio
- ragazza del Sessantotto o dintorni -
- come vorresti e non sai come, e fingi - questo basta -
l’uomo si muove, così pare, si muove nel suo sogno
intanto che guardi i piccioni tubare
le rondini volare sopra i camini
le serrature fare l’amore
dentro i loro freddi portoni
senza coperte //
// è come raccontarsi a se stessi
senza mai annoiarsi
allora ci viene di piangere davanti a qualcuno
ma non c'è nessuno
che c’imbarazzi //
Misi a posto qualche libro
misi la bocca dentro il cuscino
sperando di morire
oppure di dormire, oppure di essere ancora in tempo
per un'altra scelta
ma non era vero
quant'è vero che le nuvole sono sempre su di noi
quant'è vero che le nuvole non accettano passaggi
a meno che non si faccia sul serio,
verso quel che rimane dell' Al Di Là
dopo che quasi tutti hanno sputato nel fiume.
Venne il silenzio tra un brano e l'altro
venne Cercando L' Amore A Broadway
poi venne un altro breve silenzio
venne infine Se Tenessi Il Mio Cuore Fuori Vista
e con lui un filo di brina, trasportato nel buio
- io mi voltai dall'altra parte e finii per sognare
un pianto alieno venne e mi portò con sé
il pianto di un feto di una notte del '68 d'estate
un pianto assassino, fosse solo lui a farmi campare -
// tirando per lungo.
Guardando galassie sulla scorza dei caffè
guardai lo specchio e guardai dentro e non mi accorsi
che non potevo più muovere il tempo, in un istante ero rimasto
come un lembo di cemento fuori dal muro
- una bottiglia spaccata
una smagliatura di grigio spento -
come il fuoco salato di un sorriso ritrattato.
Tu non sai cosa ti tenga avvinghiato alla vita
ti chiedi con domande che già si rispondono
ottenendo sempre risposte che, in fondo, non sono che domande;
la faccia morbida conserta col volto
le labbra più non si aprono
se non per far finta di farlo,
ecco il Tucano, e la Sponda, e la Bella
e tu spari con la tua 6-colpi imbrigliata di fuoco
e tu fai fuori lo specchio, e l'uomo, e lo sai questo;
il Tucano vola sulle ali della morte
verso il suo dio
la Bella non muore mai
anche se non è vero che l'hai presa di striscio /
la Sponda ti guarda col solito ghigno beffardo
ti aspetta con pazienza imbecille
ti darà ancora del filo da torcere. Invano.
La sinistra portò infine il bicchiere più vicino alle labbra
intanto the il tempo andava e veniva in silenzio,
la destra uccise il tormento
J.T. cadde, l'amaro nello sguardo, dal cono felpato
giù giù sino al pavimento,
io non avrei mai saputo che stava accadendo
mi ero addormentato in me stesso
in una dolce catarsi, una fontana nel bosco,
alla mercé di un labile canto
quasi sulla linea che separa le cose,
quasi sulla linea ...
Guardai attorno, da ogni lato,
la stanza divenne il mio mondo.
Guardai attorno, la mia testa come impietrita
senza muovere gli occhi.
Alle 5-37-40 terminò.
Era un giorno
che se n'era andato
per sempre
nel passato.
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